La Villa delle Grottacce è ubicata lungo la strada aurelia (Km 58.200) presso il comune di S.Marinella, fu scavata nell'ottocento e  nel 1952 dalla SAEM, prende il suo nome dai ruderi delle cisterne che erano usate per la raccolta dell'acqua e che nei primi del novecento venivano appunto chiamate "grottacce" dagli abitanti del luogo. La parte visibile della villa marittima si estende su un'area di 50x100m,mentre la sua estenzione originaria era di circa un ettaro e mezzo. La costruzione si trova su una rupe alta 10m slm e connessa alla villa era una peschiera semicircolare con annesso un piccolo molo per ormeggiare le navi.La villa fu costruita in due fasi, la prima considerando le mura in opus reticolatum con rinforzo in blocchetti è databile all'inizio del I sec. D.C.,la seconda intorno all'iniziodel III sec. D.C. I frammenti ritrovati dallo scavo attestano che la villa fu abitata fino a quasi tutto il VI sec. D.C. per essere poi abbandonata forse per colpa di una depredazione piratesca vista la sua vicinanza alla costa. La peschiera risale al I sec. D.C. infatti la malta e il pietrame usati sono gli stessi della prima fase costruttiva della domus. La villa era su due livelli,ma solo quello seminterrato è sopravvissuto all'erosione del tempo. Il piano  presenta perimetralmente e al suo interno un totale di quattordici cisterne con volta a botte,questo numero così elevato indica che non erano usate solo per la vita nella dimora, ma anche come ricambio d'acqua da usare per la peschiera. Una parte di queste cisterne vennero, col secondo rifacimento della villa, traformate in magazzini per lo stoccaggio delle derrate alimentari.Accanto al lungo corridoio a volta, che attraversa le cisterne, emerge il criptoportico con volta a botte che serviva sia da corridoio di collegamento con una seconda parte della casa e sia come sostegno per il secondo piano della costruzione.Nella parte nord della casa emergono tracce di una probabile costruzione termale,mentre i pavimenti in marmi del secondo piano noti dalla bibliografia degli scavi sono scomparsi,forse ricoperti dalla terra. L'approvvigionamento dell'acqua era possibile mediante tre pozzetti collegati con le cisterne sottostanti. La peschiera fu costruita su un basamento di roccia sedimentaria (pietraforte) molto dura(Presso Civitavecchia a partire dagli etruschi vi sono diverse cave  dove tale pietra detta  "scaglia" veniva estratta per farne dei blocchi)e probabilmente il basamento fu scavato in parte per rinforzare le fondamenta delle mura usate come frangiflutti.Oggi la costruzione è sommersa,ma quando fu costruita  ,rispetto al suo bordo esterno, il mare doveva distare un 10m durante la bassa marea. La sua pianta è semicircolare, formata da quattro semicerchi concentrici e con il più grande di 55m di diametro. Il semicerco più grande di 1m di spessore fungeva da frangiflutto ed aveva delle interruzioni per il circolo dell'acqua marina. Al suo interno, dalla parte ovest, si vedono due vasche sicuramente usate per i pesci, una di forma rettanfolare(8.6x9.8m) e una trapezoidale(8.6x5.5x7.4m). Ad una distanza variabile tra 1.5-2.5m inizia un secondo  arco di spessore pari a 4.3m circa. questo serviva da muro di contenimento e anche esso presenta delle interruzioni per il passaggio dell'acqua marina. Il terzo arco è un'unica vasca divisa internamente in cinque celle e l'ultimo arco invece consta di un unica vasca semicircolare di 20m di diametro. Sul lato est della peschiera affiorano tracce di mura parallele e perpendicolari alla costa che devono essere i resti del piccolo molo annesso alla villa romana. Alcuni ipotizzano che fosse l'antico porto di Panapione nominato nell'Itinerari matittimus Antonini (III sec. D.C.) e in effetti a circa 20m dalla riva sul fondale sono presenti i resti di due navi romane di tipo mercantile individuate la prima volta da P.Gianfrotta.

           

     


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