Il tempio etrusco di Punta della Vipera (il nome deriva dalla località) si trova a S.Marinella. La costruzione è adiacente ai binari ferroviari e vicina al residence di Prato del Mare. Il tempio risale al 540-530 A.C. ed insieme con quello più piccolo nei pressi del fosso Marangone (VI secolo A.C.) era sicuramente collegato al pagus etrusco della Castellina del Marangone,una collinetta fortificata di circa 130m di altezza abitata già in età del bronzo finale (1100 A.C.). Sicuramente il tempio fu notato da G.Torraca quando nel 1777 eseguì il primo scavo ufficiale della Castellina per conto dello Stato Pontificio, ma eventuali testimonianze sono oggi del tutto perse. Certamente una parte della costruzione fu distrutta durante il passaggio della ferrovia nel 1859 e quello che fu trovato durante lo scavo di sicuro finì nelle mani degli operai come souvenir.
Il primo scavo ufficiale fu fatto nel 1964 dall’archeologo M.Torrelli, l’area del tempio si estende su circa 500mq, il tempio arcaico era composto da un temenos (mura di recinzione) a pianta semiquadra e all’interno c’era il tempio ad una sola cella con due o quattro colonne di legno rivestite di terracotta,mentre il pronao (area tra la cella e le colonne) ed il portico erano di cocciopesto. Oltre al temenos oggi restano il pozzo sacro, il bothros ( foro su pietra collegato ad un pozzetto ) e parte dell’altare di forma quadrata, scolpito con pietra locale vulcanica ,con base modanata perfettamente orientato a nord. La presenza dei due pozzetti usati per gettare ex-voto fanno pensare che il primo culto arcaico fosse collegato con le divinità degli inferi (culto ctonio) cosa assai comune per i primi etruschi (VIII-VI secolo A.C.) . Il tempio era dedicato alla dea Menerva (la greca Athena) che aveva poteri guaritori e purificatori e fu ristrutturato due volte, la prima subito dopo il 384 A.C. anno in cui Dionisio di Siracusa saccheggiò i templi di Pyrgi e certamente anche questo,lo si evince dal fatto che per la ricostruzione dei fregi in terracotta furono usati gli stessi stampi che furono usati per ricostruire il tempio B di Pyrgi, la seconda è da considerare attinente alla fondazione della vicina colonia romana di Castrum Novum nel 264 A.C.
Il tempio ebbe funzione religiosa almeno fino a tutto il secondo secola A.C. dopo cadde in progressivo disuso,fino alla sua demolizione nel I sec. A.C. per lasciare posto ad una villa romana rustica. La villa fu costruita in parte sulle fondazioni del tempio e parte del materiale edile del tempio fu usato per riempire i muri in reticolato della villa.
Dagli scavi effettuati si è recuperato parte del frontone fittile, una stipe votiva piena di monete,utensili e terrecotte antropomorfe usate come exvoto. Interessante sono anche alcune statuette votive in terracotta raffigurante il dio Aplu citaredo (suonante la cetra), questo corrisponde al dio greco Apollo, soltanto che per gli etruschi è stato sempre collegato alla morte. Non si capisce bene perché fosse nel tempio di Menerva, certo è che in molte raffigurazioni le due divinità sono rappresentate insieme. Forse Aplu ha un valore di paraedro(accoppiamento con una divinià minore) per Menerva o forse si ricollegava al culto ctonio sempre rimasto nel tempio.Tutto il materiale è conservato presso il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia.
Importante è il ritrovamento di una lamella di piombo delle dimensioni originarie di 3x12cm circa con iscrizioni su ambo i lati in maniera bustofredica. Questa lamina (conservata al Museo di Villa Giulia) presenta una serie di precetti su come eseguire un rito propiziatorio ed è risalente al V secolo A.C. Quindi faceva parte dei rituali attinenti il primo tempio, quello arcaico. La datazione si evince anche dalle lettere usate, infatti una piccola parte di lettere è dell’alfabeto recente(V-I sec A.C.),mentre altre lettere come la  e sono dell’alfabeto arcaico (VI-V sec A.C.) a significare proprio il periodo di transizione tra la fine del sesto e l’inizio del quinto secolo A.C.

Fu tentata una traduzione della lamina, ma resta tuttora imprecisa,comparendo la parola bilancia,si ipotizzò un riferimento astronomico,ma tale ipotesi va rigettata. Infatti, all’epoca della stesura della lamella questa costellazione non esisteva e faceva parte della costellazione dello scorpione e solo nell' anno 80 A.C. i romani staccarono le chele dello scorpione per farne ufficialmente la costellazione della bilancia.
Dalla cocciglia lasciata dopo lo scavo archeologico, tuttora presente,si può ricostruire tutta la vita temporale del tempio. Infatti è possibile vedere tutta una serie di frammenti  come ceramiche sigillate ,dolii, pesi per telaio, attinenti alla villa romana (II-I sec A.C.) e qualche raro frammento di tazza calcidese d'importazione greca, tipica in Etruria a partire dal 550 A.C.


                                                                           

 

 






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